6 Marzo 2026

Come le Gallerie Nazionali di Arte Antica hanno quadruplicato i visitatori

Thomas Clement Salomon è il direttore delle Gallerie Nazionali di Arte Antica, l’istituzione romana che comprende le sedi di Palazzo Barberini e Galleria Corsini. In questa intervista, racconta il suo singolare percorso multidisciplinare, che unisce la giurisprudenza alla storia dell’arte, e le strategie manageriali che gli hanno permesso di trasformare radicalmente il museo, portandolo a quadruplicare i visitatori in pochissimo tempo.

In particolare, Salomon esplora le profonde differenze tra il modello museale americano e quello europeo, scoprendo come un approccio manageriale e la collaborazione con i privati possano influenzare la tutela e la promozione del patrimonio culturale. Svela poi i segreti organizzativi dietro l’aumento degli ingressi: dal lavoro di squadra per assicurare mostre dal valore di oltre due miliardi di euro, come quella dedicata a Caravaggio, all’importanza di dare spazio all’energia creativa dei giovani talenti nel settore culturale. Non manca qualche anticipazione sui grandi progetti internazionali in cantiere.

Lei ha un percorso professionale molto articolato. Quali sono stati i passi fondamentali della sua carriera?
Ho sempre amato il bello, la storia dell’arte, l’archeologia, però sono partito da studi giuridici. È una di quelle lauree canoniche che ti aprono molte porte, e ho concluso i cinque anni con una tesi sulla tutela penale del patrimonio archeologico nazionale. Ma la passione per l’arte non è passata, è cresciuta. Tanto che poi ho preso una seconda laurea quinquennale specialistica in storia dell’arte e, durante il periodo del Covid, ho iniziato un dottorato di ricerca in ‘Antichità classiche e la loro fortuna’, che adesso sto terminando. Nel mentre, ho sempre lavorato: dopo una breve parentesi in uno studio legale, per una decina d’anni ho viaggiato in tutto il mondo lavorando per Skira e MondoMostre, società produttrici di grandi mostre, come responsabile scientifico. Dovevo ottenere i prestiti delle opere più importanti e ideare nuovi progetti espositivi. In seguito ho avuto l’opportunità di lavorare alla Galleria Borghese al fianco della direttrice Francesca Cappelletti, fino a vincere il concorso per i musei autonomi che mi ha portato, da due anni a questa parte, a dirigere le Gallerie Nazionali.

Quali sono le competenze che ha appreso nel corso degli anni e che si sono rivelate cruciali nel suo ruolo?
Oltre a una solida base di studi storico-artistici, sto capendo che la laurea in giurisprudenza è utilissima. I musei, come le aziende, sono fatte di persone, quindi è fondamentale valorizzare le persone. Avere visitato circa 70 musei negli Stati Uniti e molti di più in Europa, conoscendo curatori e direttori, mi ha insegnato moltissimo sui diversi approcci adottati in paesi differenti per la gestione di grandi istituzioni museali.

A questo proposito, che differenze ci sono tra l’approccio americano e quello europeo?
C’è una grande differenza, anche perché in Italia i musei sono prevalentemente pubblici: o del ministero della Cultura, o legati ai comuni. In America i musei sono prevalentemente privati, quindi c’è un sistema di governance totalmente diverso. Negli Usa ci sono figure come i trustees, che hanno maggiore potere decisionale. Operano in un mondo più privatistico, dove gira molto più denaro grazie a una tassazione che favorisce le donazioni, deducibili anche al 100%. In Italia, invece, è lo Stato che fa la sua parte, mentre i privati sono meno presenti, sebbene esistano rapporti virtuosi con sponsor e partner tecnici per diversi progetti.

Dal punto di vista manageriale, come si gestisce l’organizzazione di una mostra complessa? E, soprattutto, come si passa da 173mila visitatori nel 2023 a oltre 700mila nel 2025?
Per le mostre, gli aspetti fondamentali sono innumerevoli: bisogna partire da una giusta idea, frutto di un progetto scientifico intelligente e innovativo, gestire al meglio le trattative per i prestiti, organizzare le assicurazioni, i trasporti, l’allestimento, la comunicazione. Basti pensare che il valore da assicurare in una mostra come Caravaggio 2025 supera i due miliardi di euro, perché ogni dipinto di Caravaggio vale dai 100 ai 250 milioni. È un lavoro prettamente manageriale. Riguardo alla crescita, sono numeri importanti, anche perché a Roma c’è grandissima concorrenza. Credo sia soprattutto il tasso di aumento dei visitatori a colpire, perché li abbiamo quadruplicati. Lo abbiamo fatto lavorando dal primo giorno su aspetti fondamentali: restauro delle facciate, rifacimento dei giardini, riallestimenti e un’offerta culturale ricchissima, con mostre su Caravaggio, Giorgione, Bernini e molti altri.

Come si gestisce una squadra per ottenere questi risultati?
Abbiamo un’organizzazione complessa, con uffici che vanno dalla direzione al bilancio, passando per gare e contratti, comunicazione, gli architetti dell’ufficio tecnico, i funzionari storici dell’arte. Nella mia posizione devo dirigere una sorta di orchestra, essere al servizio dei colleghi nell’ottica di valorizzarli. Credo nel potenziale delle persone e cerco di cambiare il paradigma, responsabilizzando i colleghi per renderli più creativi e stimolare un meccanismo positivo in cui tutti lavorano con maggiore gioia e credono nei nostri progetti.

Che consiglio darebbe ai giovani studenti che vogliono intraprendere una carriera simile alla sua?
Avere la conoscenza di ciò con cui si ha a che fare, quindi gli studi storico-artistici, è imprescindibile. Tuttavia, consiglio di sviluppare un occhio manageriale, pragmatico, perché nel mondo della cultura ci sono troppe persone che hanno idee straordinarie, grandi intellettuali, ma poi scarsa capacità di mettere a terra le cose e farle accadere. I giovani dovrebbero avere più spazio, perché nella forbice dai 20 ai 30 anni si è all’apice della creatività e dello sviluppo di idee. I giovani devono proporre le loro buone idee con tenacia e forza di volontà, e devono fare sistema con chi ha più esperienza. Questo è un connubio virtuoso e vincente.

Quali sono i prossimi progetti?
Abbiamo appena inaugurato la grande mostra su Bernini, e arriverà un altro capolavoro di un artista immenso nei prossimi mesi. Per il futuro, vogliamo cercare di acquistare e rendere pubblico un dipinto di Caravaggio oggi in collezione privata. E stiamo lavorando sulla prossima grande mostra che faremo l’anno prossimo, dedicata a Velázquez e l’Italia.

L’articolo Come le Gallerie Nazionali di Arte Antica hanno quadruplicato i visitatori è tratto da Forbes Italia.