10 Marzo 2026

Business da 500 miliardi e strumento di benessere: Vito Cozzoli racconta la dimensione economica e sociale dello sport

“Oggi lo sport è un pilastro dell’economia globale, va molto al di là del suo ruolo tradizionale di intrattenimento. L’industria di settore vale più di 500 miliardi di dollari. E sempre più persone si rendono conto di quanto lo sport sia utile dal punto di vista sociale e sanitario”. A dirlo è Vito Cozzoli, dal 2020 al 2023 presidente e amministratore delegato di Sport e Salute, la società dello Stato responsabile della promozione dell’attività sportiva e del finanziamento allo sport di base.

Nato a Bari nel 1964, laureato in legge, Cozzoli ha ricoperto diversi ruoli in ambito istituzionale ed è oggi amministratore delegato di Autostrade dello Stato. Ha continuato però a dedicarsi allo sport con il libro L’anima sociale e industriale dello sport (Piemme), che a febbraio ha ottenuto il riconoscimento ‘Respect’ del Premio di letteratura sportiva Sandro Ciotti. “Dopo tutto, sport e infrastrutture hanno molti punti in comune”, dice. “Sono grandi spazi di sviluppo capaci di generare valore per la comunità, vettori di crescita sostenibile dell’economia, dei territori e delle comunità”.

In Sport e Salute lei si è occupato anche dell’organizzazione di molti eventi. Di recente si è discusso molto dell’eredità delle Olimpiadi di Milano Cortina. Secondo lei che cosa lascerà la manifestazione?
I Giochi sono stati un motore di investimenti e trasformazione territoriale, hanno attirato risorse e interventi che forse erano già necessari. Le ricadute economiche saranno ampie: promozione dei brand di città e territori, aumento del turismo, creazione di posti di lavoro, miglioramento delle infrastrutture. Poi c’è il risvolto sociale: appuntamenti di questo tipo aumentano il senso di coesione e comunità, promuovono la pratica sportiva e, quindi, la salute. Se nel tennis c’è stato un ‘effetto Sinner’, cioè un aumento della pratica dovuto ai successi di un campione, lo stesso può avvenire con gli sport invernali.

Secondo lei si poteva fare di più in termini di lascito ai territori? Milano, per esempio, è ancora senza un palazzo del ghiaccio permanente.
Si può sempre fare di più, ed è vero che alcune opere pensate per le Olimpiadi arriveranno solo tra qualche anno. Però nel complesso, ricordando che non si possono costruire strutture destinate a rimanere cattedrali nel deserto, credo che l’evento abbia lasciato un’eredità materiale preziosa.

Gli ultimi anni sono stati ricchi di soddisfazioni per lo sport italiano. Secondo lei a questi successi si è accompagnata una crescita della cultura sportiva?
I risultati sono frutto di investimenti e programmazione. I risultati ad alto livello arrivano – almeno in molti casi, come il tennis, il nuoto e la pallavolo – a seguito di un investimento sui giovani. Poi, certo, i successi aiutano perché, a loro volta, avvicinano i ragazzi alla pratica di base.

Nel suo libro lei insiste sull’importanza dello sport come strumento di benessere. Manifestazioni come l’Olimpiade possono essere utili da questo punto di vista?
Gli eventi – penso ad alcuni che ho seguito in prima persona, come gli Internazionali d’Italia o le Atp Finals di tennis – sono vincenti quando generano benefici al di là della competizione, quando promuovono lo sport e i corretti stili di vita. Da soli, però, non bastano. Bisogna rafforzare la pratica sportiva nelle scuole, affermare il valore formativo dello sport per lo sviluppo psico-fisico, l’etica. Lo sport deve essere la terza agenzia educativa del paese, dopo famiglia e scuola. Beppe Marotta, nella prefazione al libro, parla di sport come ‘forza trasformatrice’.

Secondo lei ha attecchito l’idea che lo sport sia un investimento e non una voce di costo?
Penso di sì, le persone hanno compreso l’importanza dello sport, che del resto è dimostrata dai numeri: la sedentarietà costa 6 miliardi di euro all’anno al paese, e per ogni sedentario che diventa attivo lo Stato evita 322 euro di spesa sanitaria. Ogni euro investito in progetti sportivi genera quattro euro di ritorni sociali. Si è capito che la pratica sportiva può migliorare non solo il benessere fisico, ma anche quello sociale, perché può ridurre fenomeni come le dipendenze e la criminalità. Se tante aziende puntano sullo sport per le loro campagne pubblicitarie, d’altra parte, è perché lo sport ha una rilevanza sempre maggiore nella vita delle persone.

A proposito di investimenti: in un paese che cresce poco come l’Italia, come può lo sport contribuire allo sviluppo?
Viene naturale citare il turismo. Tante persone organizzano le vacanze per seguire eventi sportivi, altre per praticare le loro discipline preferite, e spesso le due cose vanno di pari passo. Poi ci sono settori più innovativi, a cominciare dalle applicazioni della tecnologia allo sport.

Per esempio?
Penso a tutti i camminatori e runner che usano app con computer vision, algoritmi che analizzano l’andatura e la postura, piattaforme di coaching basate sull’intelligenza artificiale che elaborano piani di allenamento personalizzati. È un ambito con potenzialità enormi: secondo alcuni studi, l’industria dello sport tech potrebbe valere 60 miliardi di dollari entro il 2030.

Esiste un ecosistema italiano in questo settore?
Qualche anno fa, con Sport e Salute, assieme a Cdp Ventures abbiamo lanciato un acceleratore di startup chiamato WeSportUp. In Italia ci sono molte realtà che possono contribuire a rendere lo sport un laboratorio di innovazione. Da questo punto di vista, è importante che il mondo sportivo faccia un salto culturale e sia pronto a sfruttare le opportunità create dall’innovazione tecnologica.

Da qualche anno lo sport è entrato nella Costituzione. Secondo lei ci sono state conseguenze concrete o è rimasto solo un manifesto ideale?
Il diritto allo sport non può essere programmatico: o è concreto, o non è. Lo sport deve essere accessibile a tutti, indipendentemente dalla condizione economica. E non parlo solo di pratica giovanile: con Sport e Salute abbiamo lanciato tante iniziative anche per i quartieri disagiati, per lo sport in carcere, per gli over 65.

L’articolo Business da 500 miliardi e strumento di benessere: Vito Cozzoli racconta la dimensione economica e sociale dello sport è tratto da Forbes Italia.