2 Marzo 2026

Borse sotto pressione per la guerra in Iran: Milano paga lo shock petrolio, volano energia e difesa

L’escalation militare in Medio Oriente ha impattato subito su Piazza Affari, con una seduta dominata dal rischio geopolitico e dallo shock energetico. Il Ftse Mib ha aperto e si è mantenuto in territorio negativo, intorno a -1,6%, mentre lo spread Btp-Bund è risalito a 65 punti base. La correzione, però, non è stata uniforme: il listino ha mostrato una rotazione settoriale netta, con energia e difesa in controtendenza e vendite più intense su ciclici, banche e consumer.

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Dati principali

Piazza Affari in calo, ma con una forte rotazione interna tra settori penalizzati e comparti favoriti dal nuovo scenario.
Energia e difesa guidano i rialzi, sostenute dall’aumento del greggio e dalle tensioni internazionali.
Auto, banche, lusso e tecnologia sono tra i comparti più colpiti, per il timore di un rallentamento economico e di costi più alti.
Il petrolio torna al centro dei mercati: il rischio sulle rotte del Golfo riaccende i timori di inflazione.
La correzione è diffusa in Europa e si riflette anche sui futures americani, segnale di uno shock globale ma per ora non sistemico.

Piazza Affari: vincono energia e difesa, cedono auto, banche e consumi

Tra i rialzi più evidenti si sono distinti i titoli legati al ciclo della sicurezza e delle materie prime. Leonardo ha segnato un progresso di circa +5,67%, Fincantieri +2,84%. Sul fronte energetico, l’effetto leva petrolio ha sostenuto Eni (circa +5,49%) e, a cascata, alcuni nomi della filiera: Tenaris +1,99%, Saipem +1,32%.

Sul lato opposto, le vendite hanno colpito in modo marcato l’auto e i ciclici: Stellantis è stata tra i peggiori con circa -5,91%. Deboli anche i finanziari, con UniCredit intorno a -3,94% e FinecoBank circa -2,83%. Nel consumer e nel lusso sono emerse pressioni coerenti con lo scenario di costi energetici/logistici più elevati e potenziale compressione dei consumi: Moncler circa -3%, Brunello Cucinelli circa -3,33%. In calo anche alcuni industriali e tecnologia: StMicroelectronics intorno a -1,8%. Anche Ferrari ha ceduto circa -3,17%, coerentemente con una seduta di rotazione difensiva più che di selezione “growth”.

Petrolio: lo shock passa da Hormuz

Il driver principale della giornata è il petrolio. Il Brent si è portato in area 79–82 dollari al barile, con rialzi nell’ordine del +8% / +9% rispetto a venerdì, mentre il Wti è salito verso 71–72 dollari (circa +7%). Il mercato ha incorporato un premio per il rischio legato alle rotte marittime del Golfo e allo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il transito di greggio e prodotti energetici: anche senza una chiusura formale, l’aumento del rischio operativo e assicurativo, insieme a possibili deviazioni e ritardi, tende a tradursi in prezzi più alti e volatilità.

Impatto sull’Europa e sui futures

La correzione ha interessato l’intero continente, con un movimento coerente al rischio geopolitico. Il Dax ha ceduto circa -1,9%, il Cac 40 intorno a -1,6%, lo Stoxx Europe 50 circa -1,4%, mentre il Ftse 100 ha limitato le perdite a circa -0,8%, beneficiando della maggiore esposizione del listino londinese ai titoli energy e minerari.

La dinamica settoriale è risultata omogenea: in Germania e Francia le vendite hanno colpito soprattutto industriali, auto e tecnologia, comparti più esposti sia al ciclo globale sia all’eventuale aumento dei costi energetici. Al contrario, i gruppi petroliferi integrati e la difesa hanno mostrato maggiore tenuta o rialzi, riflettendo l’aumento delle quotazioni del greggio e la prospettiva di una spesa militare più elevata in uno scenario di tensione prolungata.

Per l’Eurozona il rischio è duplice. Da un lato, il rialzo del petrolio può rallentare il recente miglioramento del ciclo manifatturiero; dall’altro, l’eventuale riaccendersi delle pressioni inflazionistiche potrebbe complicare il percorso di normalizzazione monetaria. Il mercato, almeno in questa prima fase, sembra scontare uno shock energetico significativo ma ancora circoscritto, senza segnali di stress sistemico.

Per quanto riguarda l’apertura a Wall Street, i futures su S&P 500, Dow Jones e Nasdaq hanno segnalato ribassi compresi tra l’1% e l’1,5%, anticipando un avvio in calo e confermando la portata globale dello shock geopolitico.

L’articolo Borse sotto pressione per la guerra in Iran: Milano paga lo shock petrolio, volano energia e difesa è tratto da Forbes Italia.