23 Marzo 2026

A Roma nasce il cohousing sociale per famiglie e persone fragili

di Alice Iadecola

Nella Sala della Pace della Comunità di Sant’Egidio, lo stesso spazio dove nel 1992 si firmò la pace in Mozambico, il 20 marzo è stato presentato “Finalmente Casa!”, un progetto innovativo di cohousing sociale nato per offrire non solo una casa, ma anche un senso di comunità a chi ne ha più bisogno nella periferia Est di Roma. Qui si sono incontrati Marco Impagliazzo, presidente della comunità, e Leonardo Maria Del Vecchio, promotore dell’iniziativa, uniti dall’obiettivo di trasformare uno spazio urbano in un luogo di vita e nuova speranza.

“Il progetto si chiama ‘Finalmente Casa!’ perché la vera integrazione parte proprio dalla casa e solo dopo si estende al mondo del lavoro. È fondamentale perché insieme ci si sostiene, si affrontano le difficoltà e si costruisce un futuro migliore. In questa città non ci si salva da soli”, spiega Impagliazzo. “La casa non sono solo le mura: è fatta di affetti, di quotidianità, del luogo dove si trova riposo. È un progetto innovativo e significativo, probabilmente tra i più grandi che la nostra città abbia avuto negli ultimi anni”.

Ricordando quanto il supporto dei volontari renda concreti i percorsi di integrazione sociale, aggiunge: “Potrà ospitare circa 40 famiglie. Questo progetto ha il volto della solidarietà”.

Da un ex fabbrica in disuso a un cohousing sociale

L’iniziativa trasforma un’ex area industriale di 2.400 metri quadri a Tor Sapienza in nuovi alloggi destinati ad anziani soli, famiglie in difficoltà e persone che prima vivevano per strada.

“Quello che fate ogni giorno e il bene che portate si vede proprio in iniziative come questa. Non sono solo filantropia: sono veri investimenti sociali che valgono tantissimo. Non è una semplice donazione, ma un’occasione che può davvero cambiare la vita di molte persone”, commenta Del Vecchio, poco prima di firmare il protocollo d’intesa con la Comunità di Sant’Egidio.

“Abbiamo almeno 120 appartamenti nella capitale dove sono accolte persone che prima vivevano per strada e molte sono state inserite nel mondo del lavoro. Questo è il primo condominio così grande. A contatto da anni con tante fragilità, abbiamo capito quanto la casa – la dimora – sia importante: per famiglie fuggite dalle guerre, per anziani che vogliono evitare gli istituti, per chi arriva in Italia con i corridoi umanitari. Case e non isole, perché serve comunicare, costruire rapporti, amicizie e relazioni”, prosegue Impagliazzo.

Entro 14 mesi, l’ex fabbrica in disuso a Tor Sapienza lascerà il posto a un cohousing capace di ospitare circa 40 famiglie. Per questo, Del Vecchio ha voluto promuovere un progetto che dia vita a una comunità in cui nessuno resti indietro, dove la casa non è solo un tetto, ma un luogo di sostegno reciproco, pronto ad accogliere chi più ne ha più bisogno.

L’articolo A Roma nasce il cohousing sociale per famiglie e persone fragili è tratto da Forbes Italia.